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Smentite le voci che circolavano nei giorni scorsi: la Warner Bros non ha ancora deciso se realizzare Harry Potter e i Doni della Morte in una o due parti... E poi, conferma (semi)ufficiale dello sceneggiatore!
Fonte: Leaky Cauldron
Sarà Steve Kloves a sceneggiare Harry Potter e i Doni della Morte, ultimo episodio della saga. Kloves ha sceneggiato tutti gli episodi usciti finora, tranne il quinto. Empire Magazine rivela però che Kloves non ha ancora iniziato a scrivere la sceneggiatura del settimo film (sono attualmente in corso le riprese del sesto, Harry Potter e il Principe Mezzosangue), per via dello sciopero della WGA che si protrae ormai da due mesi a questa parte.
Quindi: la sceneggiatura non esiste ancora, e di conseguenza i produttori non sono ancora in grado di decidere se fare uno o due film, come invece ipotizzava ieri un quotidiano inglese.
Si attendono smentite anche riguardo un rumour ben più strano: quello secondo cui il settimo film potrebbe essere diretto da Steven Spielberg. La cosa pare improbabile, visto che JK Rowling si è detta contraria già una volta, quando Spielberg si era proposto per la regia del primo film della serie: narra la leggenda che Spielberg volesse "americanizzare" il film, facendo interpretare Harry dallo statunitense Haley Joel Osment...
Continua quindi il toto-regista per i Doni della Morte: negli ultimi mesi sono affiorati in rete nomi di "candidati" decisamente autorevoli, tra cui Guillermo Del Toro, che si è detto molto interessato alla possibilità di dirigere il settimo film.Harry Potter e il Principe Mezzosangue, per la regia di David Yates, esce il 28 novembre 2008.
| lunedì 14 gennaio 2008
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Ormai sappiamo tutto, di lei e di lui. È uscito il 5 gennaio scorso l’ultimo volume della saga del mago Harry Potter nella traduzione italiana. Feste in tutta Italia, librerie aperte e fan scatenatissimi, non delusi dagli spoiler che giravano in rete già dal luglio scorso, ancora prima che il libro fosse venduto nelle librerie anglofone. E tutto sappiamo di lei, dal matrimonio al divorzio, dalla paura di un fallimento alla gioia per le 2500 sterline che la casa editrice Bloomsbury le diede per stampare, nel 1997, le prime 1000 copie di Harry Potter e la pietra filosofale. di Arianna Luciani
Sappiamo anche di quando lei, su un treno fermo, di ritorno da Manchester, ha avuto l’idea di raccontare la storia di un giovanissimo mago, prescelto per combattere le forze del male, e tutto il resto. E anche delle giornate passate in un bar a scrivere per risparmiare sui riscaldamenti, della sua sopravvivenza con i fondi della previdenza sociale. Fino al successo mondiale, che l’ha decretata la donna più ricca di Gran Bretagna, battendo la regina Elisabetta II. La prestigiosa rivista Forbes ha messo la Rowling seconda donna più ricca nel mondo dell’intrattenimento solo dopo Oprah Winfrey, davanti a Madonna, in ogni caso la prima persona a diventare miliardaria scrivendo un libro. Oggi il marchio legato al mago Harry Potter include giochi (elettronici e non), costumi e maschere, infiniti siti internet, cinque film – siamo in attesa degli ultimi due, libri tradotti in oltre 65 lingue, tra cui il latino, rock band e numerose imitazioni dei romanzi che hanno personaggi simili agli originali. Fino al gruppo Harry Potter Alliance, a Boston, che organizza feste in tutto il mondo per aumentare la consapevolezza sulla situazione del Darfur.
Attenzione: da qui è rivelata parte della trama del libro Harry Potter e i doni della morte. In una delle rare interviste concesse, la scrittrice ha raccontato a Nancy Gibbs della rivista Time che quella con Harry Potter è stata senza dubbio la più lunga relazione di tutta la sua vita, iniziata nel 1990 quando lei, giovane madre divorziata, accudiva sua madre in fin di vita per una sclerosi multipla e immaginava i personaggi della saga. In effetti, dal 1990 a oggi sono passati diciassette anni, durante i quali J.K. Rowling ha dovuto tenere per sé un segreto che tutti volevano conoscere, ovvero la fine di Harry Potter. Finalmente ora può parlare di tutto, può raccontare ogni particolare, non deve più serbare un segreto sulla vita del suo Harry, perché non ha più paura di rovinare la sorpresa ai lettori. Ora può anche permettersi il lusso di parlare del futuro, di cosa succede dopo la parola fine del settimo libro, può permettere ad alcuni personaggi di fare outing (durante un incontro con i lettori alla Carnegie Hall di Londra lo scorso anno, la Rowling disse “Il professor Silente era gay, e in gioventù era stato innamorato di Gellert Grindewald). E questo rende ancora più speciale il legame di J.K. Rowling con Harry. Ogni artista detiene il ’possesso’ del personaggio o della storia che crea. E cerca in ogni modo di difendere la sua proprietà. Sicuramente, orde di fan saranno pronte e felici di immergersi nell’enorme calderone del mondo creato dalla Rowling per proseguire la storia. Ma la scrittrice non è d’accordo. “Harry è ancora mio. Sapere dove eravate la prima volta che avete letto uno dei libri non equivale a dire dove eravate quando l’avete creato”.
E può anche difendersi e parlare di altri argomenti, forse più importanti che non la trama di un libro. Appena la saga ha iniziato a guadagnare successo, la scrittrice è, infatti, stata attaccata da più fronti. I fondamentalisti di ogni religione, cristiani, musulmani, ortodossi, hanno criticato la storia e tutto l’universo che le gira intorno. Una brutta esperienza che la scrittrice ha raccontato alla Gibbs del Time. Un giorno, a New York, in un noto negozio di giocattoli, un uomo l’ha riconosciuta. “ Ha detto ‘Prego per te’, con un tono che era più appropriato per dire ‘Brucia all’inferno’” – ha confessato la Rowling – e non mi è piaciuto perché ero con i miei figli. Non avrei mai creduto di trovarmi faccia a faccia con un fondamentalista cristiano arrabbiato da FAO Schwarz”. Ma anche in quel caso, non ha reagito, per non far capire a nessuno il suo vero pensiero. Parlare troppo della fede, infatti, avrebbe chiarito a molti il finale del libro. E dopo 6 volumi senza un riferimento a Dio o alla religione, ne I doni della morte troviamo una frase, dalla Prima lettera di San Paolo ai Corinzi [15,3], che dice “L’ultimo nemico da distruggere sarà la morte”, sulla tomba dei genitori di Harry. E la scrittrice ha spiegato che quello è il tema centrale di tutta l’opera, una frase con la quale San Paolo parla della resurrezione di Cristo.
Scopriamo che la mamma di Harry Potter è sempre stata attratta dalla fede, sebbene cresciuta in una famiglia di non credenti, e che abbia sempre cercato da sé la religione. Dai romanzi traspira uno spirito indiscutibilmente cristiano, ma la grandezza della scrittrice è stata proprio quella di non voler cercare di convertire o convincere nessuno. Al contrario dell’opera di C.S. Lewis il quale, con le Cronache di Narnia, ha cercato proprio di fare il contrario. “Sono contro i fondamentalismi in ogni forma – ha sottolineato la scrittrice – e questo include la mia stessa religione”. Ed è particolare notare come, nel settimo libro, dopo essere stato ucciso da Voldemort, Harry incontri Silente in un regno tra la vita e la morte, che sembra la stazione di King’s Cross, il regno della tradizione cristiana. Proprio in quel capitolo, Silente spiega a Harry la possibilità di andare oltre o di tornare indietro e combattere un’ultima volta con Voldemort. In un certo senso, gli si offre la possibilità di “risorgere”. È notevole anche l’accostamento tra il Signore oscuro e i serpenti (che ricorda fisicamente e da cui è sempre accompagnato), antico simbolismo del male e del peccato.
E sebbene sapesse che alla fine Harry sarebbe riuscito a sconfiggere l’eterno nemico Lord Voldemort, che lo ha perseguitato per tutta la vita, la scrittrice ha raccontato di aver pianto tanto, mentre scriveva uno degli ultimi capitoli. “Sapevo che lo stavo facendo camminare verso la morte, perché volevo smettere di scrivere di lui, mentre, in realtà, sapeva che tutto sarebbe andato per il meglio”. Alla fine di quel capitolo (Ancora la foresta – capitolo 34 ed. Bloomsbury), nel quale Harry, ormai cosciente della sua fine, cammina, accompagnato dai fantasmi dei genitori, del padrino e del professor Lupin nella foresta verso il Signore oscuro, sono arrivate le lacrime. “Posso dire, e molti dei miei fan lo troveranno impossibile da credere, che nessuno abbia pianto più di me [alla fine dell’ultimo volume di Harry] – ha dichiarato al Time la scrittrice -. Ha lasciato un buco enorme nella mia vita”. E tutto questo accadeva proprio un anno fa, quando, al Balmoral Hotel di Edimburgo, è comparsa una scritta dietro la statua di Hermes: “In questa stanza (552), J.K. Rowling ha finito di scrivere l’11 gennaio 2007 Harry Potter and the Deathly Hallows”.
Ma quello che veramente il pubblico, che si divide tra sostenitori e avversari, vuole sapere è il perché di questo successo planetario. La cosa che mi ha maggiormente colpita è stato l’incredibile numero di copie vendute per quest’ultimo volume. Nelle sole 24 ore dopo l’uscita, il libro aveva venduto 15 milioni di copie in tutto il mondo, battendo il record degli ultimi tre libri della serie. Tanto per comprendere l’incredibile portata di questo fenomeno, basta pensare che il quinto volume, Harry Potter e l’ordine della fenice ha venduto, in un solo giorno, più copie del Codice Da Vinci in un anno intero. Incredibile perché il 16 luglio, cinque giorni prima dell’uscita ufficiale dell’ultimo volume, si trovavano in rete dei file in pdf con le foto di tutte le 704 pagine del libro (dell’edizione americana Scholastic, sempre più lunga di quella inglese). E perché da settembre, in internet, circolavano copie tradotte in italiano (non ufficiali), oltre a siti, più o meno seri, che raccontavano il finale tanto atteso di una serie iniziata nel 1997. Oltre al testo, in inglese, disponibile nelle librerie di tutto il globo dal 21 luglio scorso. Cerchiamo di capire la ragione di tanto successo, il quid che ha incollato a sette libri di oltre 3400 pagine ragazzi di età tra i 6 e i 90 anni, e che ha posto Harry Potter e i doni della morte terzo per vendite dietro solo alla Bibbia e al libro Rosso di Mao.
Il mondo inventato dalla Rowling è in costante relazione con la nostra vita babbana (non magica). Tanto per fare un esempio, il ministero della Magia si trova in Downing Street (e sarebbe interessante indagare sul perché di questa relazione), la banca Gringott, la via Diagon Alley e la locanda Il Paiolo Bucato sempre a Londra. Come il binario 9 e ¾, nella babbanissima stazione di King’s Cross. O il Surrey, contea della Gran Bretagna, dove si trova la casa degli zii di Harry. Colpisce, a questo punto, fare un paragone con la Terra di Mezzo, o con Narnia, che esistono indipendentemente dal nostro mondo. E che potrebbero trovarsi ovunque. L’universo di Harry Potter coesiste con il nostro, e parte del lavoro dei maghi è far sì che noi babbani non ci accorgiamo di loro. Nel quinto libro assistiamo ad un incontro con il ministro della Magia e il Primo ministro inglese, unico a sapere dell’esistenza di questo mondo parallelo. I maghi vivono – nei libri di Harry Potter – accanto a noi.
In contrapposizione a noi, però, circondati dalla tecnologia, i maghi vivono in un sistema arcaico, preindustriale, dove le stanze sono riscaldate da grandi fuochi e illuminate dalle candele, i gufi portano la posta e le lettere si scrivono a mano, in cui per muoversi si usano scope magiche e ci si sposta con altri mezzi che non le macchine. Non ci sono computer, cellulari o radio (con la sola eccezione della radiolina del 7 volume). Il loro sistema di vita è più definitivo e stabile, certamente meno liquido della nostra vita moderna. Concetti fondamentali come l’amore, l’amicizia e l’onore durano per sempre. Non è neanche pensabile un divorzio, una famiglia che si scioglie. Lì, i rapporti si basano su solide basi, e il capitolo finale di Harry Potter e i doni della morte non deve poi stupire più di tanto il lettore. Fa parte di un disegno spiegare come sarà la vita dell’ex maghetto, ormai padre di famiglia, con problemi pratici quali i dubbi dei figli sulla casa nella quale essere smistati a scuola. Dona a tutta la saga il senso di chiusura del cerchio. Harry è cresciuto solo, orfano, maltrattato dai perfidi zii, che hanno fatto di tutto per nascondergli le sue vere origini. Dopo aver scoperto che, invece di essere un bambino qualunque, è una persona speciale, che il suo compito è quello di affrontare il mago più crudele di tutti i tempi, è giusto concludere tutta la vicenda con la raggiunta tranquillità e felicità che ogni eroe merita, alla fine. Del resto, l’ultima frase del Signore degli anelli è proprio “Sono tornato”. È bello immaginare una vita sempre sul chi va là, piena di avventure, anche pericolose, ma alla fine tutto finisce, e credo che il prologo 19 anni dopo le vicende sia perfetto. Toglie, e questo è naturale, ogni suspense per una storia futura. Chi leggerebbe pagine e pagine di avventure con la consapevolezza che, alla fine, il nostro eroe diventerà un normale padre di 37 anni? Ma forse una delle più grandi prove di coraggio è proprio risollevarsi da un immenso trauma, come quello capitato a Harry. Del resto, dopo aver sconfitto il Signore oscuro, dopo la battaglia e i morti, Harry pensa al letto che lo aspetta e spera che l’elfo domestico Kreacher possa portagli un sandwich, perché ha avuto “abbastanza problemi per una vita intera”.
Senza considerare l’ottima capacità creativa della scrittrice, e l’incomparabile uso della lingua – e per un’abbondanza degli aggettivi, per i quali è stata qualche volta criticata – un altro punto di forza dei libri è la presenza di ogni tipo di personaggi. Si passa dal sarcastico e forse complessato Ron (che comunque rimane uno dei miei preferiti), alla studiosa Hermione, fino al timido ma pieno di risorse Neville, al perfido e razzista Draco. Anche Harry, che non incarna il mito del perfetto eroe, sebbene ne abbia molte caratteristiche, ricalca comportamenti umani con vari sbalzi d’umore. Si arrabbia, è timido, non crede nelle sue capacità, ma diventa anche superbo, antipatico, testardo. Vi sono momenti in cui non è più lo speciale protagonista da amare incondizionatamente. Stesso discorso vale per i professori, ognuno dei quali ha in dote una sua personalità e gusti specifici. Piton non è solo cattivo, è intrigante, significativo, crudele, stupendamente dipinto, e sinceramente dispiace quasi, alla fine, scoprire che in realtà è sempre stato dalla parte dei buoni perché reo di aver amato.
Un altro punto a favore della grande attrattiva verso i ragazzi è che i libri della Rowling sono popolati di adolescenti in grado di risolvere molti dei propri – e non solo – problemi da soli. Nella maggior parte dei casi, gli adulti sono incapaci, o crudeli, o assenti. Persino il professor Silente, forse uno dei personaggi più amati e meglio creati, chiede scusa a Harry, alla fine dell’Ordine della fenice, per non avergli detto tutto, per aver sbagliato e non essere stato in grado di dare tutte le informazioni. In una parola, per averlo lasciato da solo, credendo così di fare il meglio per lui. La reazione di Harry, un incredibile accesso d’ira durante il quale distrugge la maggior parte delle proprietà del professore, è giustificato. Così come lo sono i passaggi nei quali Harry rompe le regole, imbroglia, mente o ruba. Tutti comportamenti causati da professori – adulti – che cercano di ucciderlo e/o ferirlo. Tutto questo conduce, necessariamente, ad una crescita.
Dopo i primi due volumi, la saga ha iniziato a farsi più oscura del solito, proprio come la Rowling aveva preannunciato. Con il Prigioniero di Azkaban compaiono i dissennatori, orribili creature in grado di portare via la felicità di chi incontrano, il tradimento e le stragi. Fino alla morte di un ragazzo, nel Calice di fuoco e al ritorno di Voldemort. Segue la tragica scomparsa di Sirius Black, padrino di Harry e quindi suo ultimo e unico legame con i genitori nel mondo magico, fino alla tremenda fine del professor Silente, per mano dell’imperscrutabile Piton nel Principe mezzosangue. Nell’ultimo volume, il Signore oscuro e i suoi fedeli Mangiamorte hanno in mano i tre poteri forti della società magica: il ministero della Magia, la scuola di Hogwarts e il giornale La gazzetta del profeta. Il loro programma politico è l’eliminazione dei maghi non purosangue, nel nome di una purezza della razza. Fondamentalmente, Voldemort, che non è un purosangue (sua madre era una maga, il padre un babbano), cerca di ottenere il potere totale e l’immortalità. E, visto che qualcuno ha profetizzato la non convivenza dei due, il Signore oscuro cerca in ogni modo di uccidere Harry. Non solo temi da bambini, quindi, ma problemi da affrontare, dubbi e quesiti sulla giustezza delle proprie azioni.
Ma, sopra ogni cosa, la grandezza della saga di Harry è quella di aver avvicinato alla lettura di volumi di oltre 700 pagine e con trame estremamente complesse, tanti ragazzi e bambini in tutto il mondo. Forse, questi romanzi hanno anche contribuito a farli crescere, a fargli capire il valore dell’amore, della ricerca del potere, del “lato oscuro”, di ciò che c’è di bello e brutto nel mondo. E non conosco altro libro che abbia compiuto un tale incantesimo in così poco tempo verso così tanti lettori.
Arianna Luciani | |